Il fine della vita è la bellezza

Di seguito il link all’articolo di lunedì 27 aprile di Alessandro D’Avenia, pubblicato sul Corriere nella rubrica settimanale da lui curata.

Qualche breve citazione “di assaggio”.

I sempre più diffusi disturbi alimentari e di apprendimento sono in parte ribellioni alla vita come «concorso» basato sulla «prestazione», anziché «percorso» centrato sulla «presenza».

Ma al rispetto per la vita delle e nelle cose, che richiede tempo e cura, preferiamo più sicuri standard esteriori che danno l’impressione del compimento, ma mortificano l’originalità. Ci dicono chi essere invece di chiederci chi siamo e di aiutarci a diventarlo.

Educare è mettere l’invisibile in condizioni di rendersi visibile.

La scuola è sempre nello sguardo dei maestri, rivolto al concreto e irripetibile darsi della vita, e non solo nelle soluzioni tecnico-organizzative.

Ciò che è vivo non ha copie, e una pedagogia priva della stella polare della bellezza da compiere, a partire da quella che gradualmente e fragilmente si manifesta, fa violenza all’originalità e spegne la vita, consegnandola alla crudele dea Ansia.

Una buona relazione educativa raggiunge tre fini: cultura, autonomia, vocazione.

Buona lettura!

https://www.corriere.it/alessandro-d-avenia-ultimo-banco/20_aprile_27/33-dea-ansia-e72d3632-87f5-11ea-8a3a-5c7a635a608c.shtml